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Nave Concordia

   

24 Gennaio 2012

 

Carissimi ragazzi e giovani,

in questi giorni abbiamo seguito le vicende del naufragio della nave “Concordia”, provando pena per questa sofferenza senza senso, disgusto per i comportamenti meschini di qualcuno e sollievo per l’eroismo di altri, ci siamo interrogati su cosa avremmo fatto noi al loro posto. Voglio scrivere queste righe per proporre una riflessione e continuare con voi ad interrogarmi su questa tragedia.

Sono rimasto molto colpito da queste persone “normali” che in quel momento drammatico hanno saputo guardare gli altri prima di se stessi, hanno ceduto il posto sulla scialuppa e si sono prodigati per portare in salvo qualcuno senza anteporre il rischio personale. Qualcuno abbiamo imparato a conoscerlo attraverso le notizie di questi giorni, altri probabilmente hanno fatto questo nel silenzio e forse sono ancora intrappolati nel fondo del mare.

Io credo che nessuno di loro, 15 giorni fa, avrebbe pensato di compiere gesti simili ma sono anche convinto che ciascuno avesse come stile consueto l’attenzione all’altro, la disponibilità ad aiutare il prossimo prima di pensare a se stesso. Credo che questo sguardo pronto a vedere ed agire per gli altri fosse un comportamento normale, che ognuno esprimeva nelle piccole cose di tutti i giorni: domandare “Come stai?”, dare una mano sul lavoro senza nessun tornaconto, essere generosi nelle piccole cose per la soddisfazione di vedere il sorriso sul volto dell’altro … gesti piccoli che non meritano alcuna pubblicità. E, purtroppo, a loro un giorno la vita ha domandato, senza preavviso, fino a che punto erano pronti a spingere un altruismo vero: è in questo momento che quello spirito di sacrificio per il prossimo è diventato l’eroismo che ha salvato centinaia di vite umane. Nessuno lo avrebbe detto ma loro si sono mostrati pronti. Pronti e grandi.

Pensando a tutto ciò io mi interrogo, domandandomi se sono anche io attento agli altri prima che a me stesso. E mi chiedo anche quale sarà per me “l’ora x”, quella in cui giocare tutta la mia disponibilità, quell’ora che scolpisce il senso di una vita e la indirizza. Quell’ora non sarà per forza drammatica come lo è stata per i passeggeri della “Concordia” ma più facilmente sarà l’ora dei “si” in famiglia o al lavoro, l’ora del “si” ad una chiamata del Signore, l’ora del “si” ad un servizio alla società o ai deboli. A ciascuno di noi verrà chiesto di essere un po’ eroe perché pronto a mettere gli altri davanti a sé. Ebbene, mi domando (e domando anche a voi): mi sto preparando oggi, nelle piccole vicende quotidiane, a quel momento?

Gli eroi della “Concordia” hanno tolto la maschera ed hanno mostrato che non tutto è relativo, non tutto è superficiale, non tutto può essere comprato, non sempre c’è una seconda possibilità. Mi domando (e la stessa domanda rivolgo a voi) per cosa sarei disposto a regalare la mia vita pagando di persona, dicendo a me stesso “nessun compromesso, costi quello che costi”.

Io su quella nave non so cosa avrei fatto ma una cosa sicuramente posso dire: tornato sulla terraferma, come amico, vorrei accanto una persona come loro perché, questa si, sarebbe amicizia che mi rende migliore.

Cari ragazzi, pensateci: non sappiamo cosa avremmo fatto ma sicuramente (in modo meno drammatico) questo stile è la via per le amicizie autentiche. Non accontentatevi e, a vostra volta, non offrite agli altri niente di meno: sarete grandi.

 

don Gianluigi



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